Domenica 22 marzo, alle 19:00, CAP10100 presenta “POSE. Il palco della nuova scena della danza contemporanea” con Collettivo Lattea e Giulia Olga Raffaelli.
POSE torna finalmente a far brillare i talenti emergenti della danza contemporanea. In occasione del prossimo appuntamento, Collettivo Lattea e Giulia Olga Raffaelli porteranno in scena le loro performance: “Tanabata” e “Parodo_”
Tanabata
Il progetto prende forma dall’immagine della finestra, intesa come soglia da attraversare e fessura sull’inesplorato. Indaga lo spazio minimo racchiuso nel perimetro dell’intimità. Stanze come luoghi abitate da emozioni, memorie e narrazioni che oscillano tra il vissuto individuale e la dimensione collettiva.
Tra i pieni e i vuoti, connessioni e strutture fisiche emergono come forme di un’architettura ibrida e sensibile. La ricerca svela una mappa di corpi-casette: una costellazione che prende forma negli sguardi condivisi, che chiedono il permesso di entrare. L’architettura non è solo spazio, ma relazione e modo di abitare l’altro, con cura.
PARODO
Il primo ingresso del coro, elemento unitario e voce di un punto di vista neutrale nella tragedia greca, rappresenta un momento di lucida riflessione in mezzo al dramma della vita.
Nello scorrere del tempo interiore si succede il ricordo e la dimenticanza, spesso mescolati, ci si illude di poter trattenere e rimembrare all’occorrenza.
Un flusso di coscienza irrompe nel quotidiano e mostra ciò che non si può trattenere nella memoria mentale, indica i limiti della riproducibilità del passato di vita e dell’espressione artistica.
Il soliloquio distratto conduce a una danza che lascia le parole per poter manifestare in movimento l’autentico, ovvero soltanto ciò, che intangibile e indescrivibile, è stato incorporato.
La ricerca del sacro e del vero respinge ogni replica tecnica e concettuale posandosi su ciò che è contemporaneo, su ogni pulsione presente e immediata.
Risvegliare le memorie del corpo, non per attingere ad un vissuto, ma per far parlare l’esperito, ciò che essenzialmente, continuamente diversi, siamo diventati.
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